La premiazione dell’8° edizione – 20 aprile 2017

Ore 11.25

L’Ammiraglio Gino Mazzei, Presidente del Circolo Ufficiali della Marina militare, dà il benvenuto agli ospiti presenti alla cerimonia e passa la parola a Patrizia Melani Marincovich.

L’8° edizione del Premio, sempre più letterario che giornalistico, è un mix di diari di bordo, di racconti personali, di studi accademici approfonditi e di ricerche appassionate del nostro passato… Vorremmo premiarli tutti o quasi, i libri in concorso, ma non è possibile. E allora i voti stanno lì ad indicare i gusti e le tendenze dei giurati. Lotta all’ultimo centesimo per il podio… E così salta fuori una classifica equilibrata e a volte sorprendente.  A questa edizione hanno partecipato 18 libri e 6 articoli, suddivisi nelle rispettive sezioni.

Al Salone del Libro di Torino che si tiene poche settimane dopo il Premio, lo scorso anno sono stata accolta con calore ed affetto. Alcune Case Editrici avevano già selezionato il libro da far partecipare al Premio, altre mi assicuravano che ne avevano in uscita e che avrebbero partecipato, e così è stato. Abbiamo potuto scegliere, rifiutare ed accogliere autocandidature, cosa che in passato sembrava impossibile. C’è più attenzione, c’è più sensibilità nei confronti del mare? Sicuramente si, e questo piccolo Premio va nella direzione giusta. Come al solito un grande grazie va agli Armatori, agli atleti, ai Circoli ed alle Associazioni che contribuiscono a rendere questo Premio diverso e speciale. Con i loro “cimeli” permettono di far rivivere la vittoria sportiva, anche nel nome di Carlo. Grazie alla Giuria che mi sopporta e che sottopongo a maratone di lettura. Grazie a tutti per la pazienza e per il tempo che avete dedicato a quest’impresa che, a quanto pare continua a crescere.

E poi ringrazio la Marina per aver “adottato” questo Premio dedicato a scrittori e giornalisti che con i loro libri e articoli ci emozionano raccontando storie di mare.

A cinque anni dalla sua scomparsa, insieme alla giuria dedico un pensiero affettuoso ad Antonio Soccol, amico e collega di Carlo, ideatore del Premio Marincovich. Ma il pensiero va anche a Luca Sonnino che ci ha lasciato poco più di un anno fa e che ricordo qui, accanto a me a premiare i bravi giornalisti di Nautica. E mi mancano gli sguardi rassicuranti di Lorenzo, Antonello, Ruggero e di Sandro che se ne sono andati con la rapidità di un’onda e da appassionati del mare mi seguivano con interesse ed ironia. A tutti loro auguro “buon vento” in un mare migliore!

11.35

Il Prof. Luigi Paganetto, membro del Comito d’onore presenta la 9° EDIZIONE del Premio.

Comitato d’Onore – variazioni: Capo di Stato Marina Valter Girardelli; Martin Levi al posto del suo papà Sonny, Presidente Fiv Francesco Ettorre,…

Entra la Lega Italiana Vela (Alessandro Rinaldi, Vice Presidente ci spiega cos’è)

11.40 SEZIONI GIORNALISTICHE

Nelle due sezioni giornalistiche dell’8° edizione del Premio hanno partecipato solo 6 articoli. 3 nella sezione storica e 3 in quella dedicata alla navigazione.  E purtroppo solo due di essi hanno raggiunto un punteggio degno di essere premiato.

Nella sezione “cultura del mare”, Bruno Manfellotto, grande amico di Carlo e del mare consegna il manometro della pompa del mast jack del  Farr 40 Enfant Terrible, la prima barca dell’Armatore Alberto Rossi con la quale ha iniziato l’esperienza della classe Farr 40 e con cui ha vinto il 1° Mondiale Orc a Cres nel 2011 ed il 2° Mondiale ad Helsinki nel 2012 a Mario Veronesi 1° classificato nella sezione “cultura del mare” con l’articolo Un mare di rum, l’affascinante storia della bevanda legata alla conquista del Nuovo Mondo e alla pirateria, pubblicata su Rivista Marittima. Legge la motivazione l’Amm. Roberto Camerini.

da sx Roberto Camerini, Bruno Manfellotto, Mario Veronesi, Patrizia Melani Marincovich

 

 

 

 

 

 

 

 

11.50

Il Presidente dell’UIM, (Union Internationale Motonautisme) Raffaele Chiulli consegna una parte del pannello solare che alimenta il sistema elettrico di una delle imbarcazioni che partecipa al Monaco Boat Challenge organizzato dallo Yacht Club. Un grande esempio di rispetto del mare per una motonautica “pulita” a Corradino Corbò,  1° classificato nella sezione “navigazione” con l’articolo Capitan Repetto alle Hawaii; pubblicato su Nautica on line. Legge la motivazione Andrea Mancini.

Corradino Corbò e Riccardo Ballesio

da sx Andrea Mancini, Patrizia Melani Marincovich, Raffaele Chiulli, Riccardo Ballesio

 

  1. 00 Sezione libri cultura del mare Junior

da sx Daniela Maddalena, Alessandro Nazareth, Patrizia Melani Marincovich

Alessandro Nazareth  dello Studio Vallicelli & C consegna il cerchio in vetroresina originale della coperta dello Springbok probabilmente tagliato per inserire la bussola, il 15 metri progettato dallo Studio nel 1985, costruito dal Cantiere Gerathy Marine di San Diego e che nel 1986 vinse la  Bermuda Race con Dennis Conner al timone, Tom Whidden e parte dell’equipaggio di Stars and Stripes a bordo a Daniela Maddalena 1° classificata nella sezione “cultura del mare – Junior” con l’elogio dell’acqua (marcos y marcos editore), la storia divertente ed istruttiva del giovane Erasmo che nuota in un mare grande alla ricerca del suo papà.  Legge la motivazione Marco Melloni.

12.10 Sezione libri – Saggistica

Enrico Molè, Giulio Stagni, Patrizia Melani Marincovich, Ida Castiglione

Enrico Molé, membro del board dello Yacht Club Costa Smeralda consegna il prestigioso Flying the Burgee, il libro in edizione limitata realizzato dallo Yacht Club per celebrare i 50 anni del Circolo a Giulio Stagni 3° classificato nella sezione “cultura del mare – saggi” con Le vele Imperiali (Editrice Incontri Nautici) un libro illustrato dallo stesso autore e che racconta la Belle Époque dello Yachting dal Mar Baltico all’Adriatico. Giulio Stagni non è un volto nuovo al Premio Marincovich: vinse la 1° edizione con “Piede Marino” nella sezione Junior. Legge la motivazione Ida Castiglioni.

 

12.20

Sergio Abrami, Franco Masiero, Patrizia Melani Marincovich, Francesco Ettore

Francesco Ettore, Presidente della Federazione Vela Italiana, consegna il timone di Mascalzone Latino Ita 99 che ha partecipato alle regate della Louis Vuiton Cup  per la selezione della 32° edizione dell’Americas Cup tenutesi a Valencia nel 2007 a Franco Masiero, 2° classificato nella sezione “cultura del mare – saggi” con Sulle rotte della Serenissima (Il Mare di carta Editore), la riedizione del diario di bordo del Vistona, il 16 metri che in una crociera tra Venezia, Grecia, Turchia e ritorno, ripercorre gli scali veneziani verso Levante, pubblicato da Mursia nel 1983 e che riappare oggi con l’aggiunta di un memorandum contenete spiegazioni e brani inediti. Legge la motivazione Sergio Abrami.

 

12.30

Claudio Nobis, Patrizia Melani Marincovich, Eugenio Giannini, Gino Mazzei

L’Ammiraglio Gino Mazzei, a nome del Capo di Stato Maggiore della Marina Ammiraglio Valter Girardelli consegna la pala di remo di una iole che partecipò ai Giochi olimpici di Roma nel 1960 a Eugenio Giannini 1° classificato nella sezione “cultura del mare – saggi” con L’Ultima scialuppa (Mursia editore), una puntuale e accorata verità sul dramma che sconvolse l’estate del 1956: lo speronamento e conseguente affondamento dell’Andrea Doria da parte dello Stockholm in una notte di nebbia, al largo dell’isola di Nantucket a una manciata di miglia da New York. Una testimonianza diretta dato che il terzo ufficiale Giannini alle 23,11 di quel 25 luglio si trovava sul ponte di comando insieme al secondo ufficiale e al Comandante Calamai. Legge la motivazione Claudio Nobis.

12.40

Cristiano Bettini, Patrizia Melani Marincovich, Francesco Longanesi Cattani

Francesco Longanesi Cattani di Prada consegna i terminali in lega leggera del sistema di controllo dei foil del catamarano ad ala rigida AC 72 Luna Rossa, finalista nelle regate di selezione dei Challenger della 34° America’s Cup svoltasi a San Francisco (USA) nel 2013 all’Ammiraglio Cristiano Bettini, vincitore del Premio Speciale della Giuria con Oltre il fiume Oceano, un trattato, più che un saggio sulla conquista della Britannia da parte dell’Impero Romano. Legge la motivazione Patrizia Melani Marincovich.

 

12.50

I gentiro di Lorenza Pieri, Patrizia Melani Marincovich, Elisabetta Strickland, Romano Sauro

L’Ammiraglio Romano Sauro, Commissario straordinario della Lega Navale, consegna uno dei primi esemplari di bitta a fungo divaricato in uso su alcune barche della Lega Navale Italiana a Lorenza Pieri per “Isole Minori” (edizioni e/o), un romanzo che copre 40 anni della nostra storia, scritto in prima persona da una bambina, poi adolescente, poi donna. La vita vista e vissuta dall’Isola del Giglio. Lorenza non è qui con noi poiché vive e lavora negli Stati Uniti. A ritirare il premio sono venuti “il su’ babbo e la su’ mamma” che ci leggono un messaggio da parte di Lorenza. Legge la motivazione, scritta da Paolo Lodigiani, Elisabetta Strikland.

 

13.00

Sergio Abrami, delegato da Martin Levi, consegna la targa commemorativa della Cowes – Torquey – Cowes del 1967, una delle più antiche gare di motonautica al mondo a Pietro Grossi per “Passaggio” (Feltrinelli editore). Un affascinante racconto su come l’andar per mare in barca a vela tra la Groenlandia e il Canada (il mitico passaggio a Nord-Ovest) può ricostruire un rapporto “sfilacciato” tra padre e figlio. Per motivi famigliari Pietro Grossi non è potuto venire a Roma a ritirare il suo meritato premio (leggo il messaggio). Legge la motivazione Elisabetta Strickland e Sergio Abrami ci ricorda Renato Sonny Levi, scomparso nel novembre scorso a 90 anni e membro del Comitato d’Onore di questo Premio.

 

13.10

da sx Marco Garavaglia, Patrizia Melani Marincovich, Alessandro Rinaldi, Massimo Gregori

Alessandro Rinaldi, Presidente di Vela Altura Aniene di Roma consegna il bozzello appartenuto all’asta portabandiera della sede a mare del Circolo Canottieri Aniene ad Alberto Cavanna, 1° classificato nella sezione “cultura del mare – narrativa” con “La nave delle anime perdute” (Cairo Editore) un romanzo storico ricco di fascino e di dolore dove la navigazione si mescola con storie di umanità e schiavitù. Ritira il premio il dott. Marco Garavaglia, direttore editoriale della Cairo. Legge la motivazione Massimo Gregori, mentre Patrizia Melani Marincovich legge il ringraziamento da parte di Alberto Cavanna:

” Gentilissima Presidente, membri della Giuria, signore e signori… Grazie.
Solo due parole, forse non gentili ma che vengono dal cuore.
Nel panorama editoriale attuale io vedo ormai solo la produzione seriale di libri merendina, alchemicamente dosati in modo da far vincere ai lettori OGM lo sforzo di allungare il braccio verso la scansia e la mano verso la borsetta/portafoglio, indipendente da un eventuale, successivo e non importante, processo di lettura e critica…
Nel panorama dei premi letterari invece vedo una omologazione livellante dei metodi di attribuzione delle varie palme vittoriose, tale da rendere per il pubblico assolutamente interscambiabili tra loro i vincitori di un premio o un altro, mentre per gli addetti ai lavori non sono importanti i testi quanto la strategia negoziale che li ha visti vincenti, quale che essa sia.
In una situazione così liquidamente degradante per chi veramente scrive, veramente pubblica e veramente legge, trovarsi a partecipare a un premio dove le opere vengono davvero lette, davvero criticate e davvero si accendono aspri e vivi dibattiti sulla premiazione del merito e dell’impegno (parola ormai scomparsa dal nostro lessico) non é per nulla un piacere… E’ solo una enorme e schiacciante responsabilità.
La responsabilità che grava su chi sa,  trovandosi tra altri che comunque meritano, sovente più di lui, letto e criticato da altri che lo fanno con passione scevra da qualsiasi altro interesse che non quello dell’amore per la cultura, di dover veramente mantenere fede a quel ‘giuramento di Omero’ che non esiste ma a mio avviso lo si dovrebbe istituire.
Un patto con sé stessi che sono certo i presenti stringono ogni giorno, un atto di fede che rende, chi ancora crede nella scrittura, degno del premio migliore per uno che fa della penna la sua spada, la sua pala, il suo remo…
La libertà assoluta che solo l’onestà intellettuale più rigorosa riesce a dare.
Quella libertà che oggi, in un mondo alla deriva verso un futuro sempre più nacht und nebel, non é solo un bene prezioso ma una speranza di sopravvivenza per le nuove generazioni…
E, citando un immortale Hugo, il Premio Carlo Marincovich, c’est l’endroit!
Grazie”
Alberto Cavanna

 


I vincitori della 8° edizione del Premio Marincovich 2017

SEZIONE LIBRI “CULTURA DEL MARE ” – SAGGISTICA

1° classificato          

Eugenio Giannini

«Vengo subito al dunque, perché il tono del libro di Eugenio Giannini non ammette tanti giri di parole». Non poteva trovare parole migliori Fabio Pozzo per iniziare la sua prefazione a questo libro che è al tempo stesso una straordinaria quanto lucida e dettagliata testimonianza diretta di una indimenticabile tragedia del mare, forse una delle più assurde in assoluto, e una denuncia inconfutabile quanto definitiva di una inaccettabile truffa morale e materiale perpetrata 60 anni fa ai danni dell’Andrea Doria, del suo comandante Piero Calamai e del suo equipaggio.

Alla tragedia già durissima anche solo nel ricordarla, si è così aggiunta l’atroce beffa delle infamanti accuse rivolte loro, ancora una volta in nome di interessi economici e politici, mai chiarita prima d’ora fino in fondo, come ha potuto fare Eugenio Giannini, terzo ufficiale dell’Andrea Doria che oggi abbiamo il piacere e l’onore di ospitare in questa sala per offrirgli questo piccolo simbolico tributo al suo valore di marinaio e oggi anche di eccellente scrittore. Sono certo che Carlo, cui è intitolato questo premio, avrebbe trovato parole migliori delle mie condividendo i meriti di questo libro-documento.

Sono 193 pagine che si leggono d’un fiato come non si conoscesse la storia e il suo drammatico epilogo, in cui si scopre finalmente ogni minimo dettaglio della tragedia, descritta minuto per minuto, con lo stile e lo schietto «spirito toscano infuocato» dell’autore, come annota Fabio Pozzo, e perfino ironico in alcuni tratti. Pagine che hanno soprattutto il merito di mettere la parola fine a una storia fin troppo romanzata e volgarmente alterata in precedenza e che coinvolgono il lettore, informato o meno dei fatti, trascinandolo nella realtà di quei momenti terribili perché, come scrive Giannini, «se queste esperienze non si sono vissute, è molto difficile trasmettere, con scritti e parole, l’intensità emotiva che ne accompagna il ricordo». Ma proprio per questo viene istintivo al lettore chiedersi perché, dopotutto, questo libro non sia uscito prima, molto prima. Forse la risposta è nelle ultime righe del secondo capitolo dedicato al comandante Calamai: «Non voglio più essere prudente, soprattutto con le parole. Non voglio più avere paura delle parole. Non si può e non si deve essere prudenti quando si dice la verità».

Dell’Andrea Doria e del suo triste destino si è scritto tanto e non sempre al meglio suscitando il giusto sdegno di Giannini, ma dubito a questo punto che qualcun altro potrà ancora tentare di aggiungere qualcosa a questa ultima e definitiva “verità sull’Andrea Doria” come annuncia il sottotitolo. E proprio per questo vorrei leggervi il messaggio finale di Giannini:

«Spero che questo libro, che descrive fatti vissuti in prima persona, che dice cose viste, udite e fatte dal suo autore, dagli ufficiali e dall’equipaggio quella notte, in pieno oceano Atlantico sull’Andrea Doria, la mia bellissima Andrea Doria, mentre stava per affondare, abbia una vasta diffusione e che sia letto da molti in modo da essere il definitivo punto d’arrivo di un lungo viaggio in mezzo alle nebbie di tutti questi anni di indicibili amarezze, nel commosso ricordo di un uomo che insegnò a chi lo conobbe e oggi, alla luce di recenti tragici avvenimenti, possiamo dire al mondo intero, che cosa vuol dire essere il comandante di una nave. Il nostro comandante. Il comandante Piero Calamai.

Grazie».

Claudio Nobis

2° classificato

Franco Masiero

“Nonostante che attualmente ci sia la possibilità di navigare virtualmente comodamente seduti stando di fronte allo schermo di un PC con Google Map e quasi virtualmente , andando per mare con plotter cartografici & foto annesse, Franco Masiero , con il suo testo ci riporta in mare navigando “all’antica” con il Vistona , un cutter aurico del 1937 progettato da Macpherson Campbell , per praticità riarmato a Ketch Marconi e ritornato dopo un recente restauro all’armo originale.

Vistona è stata la barca del compianto Gian Marco Borea d’ Olmo , il fondatore del CVA prima e dei “Venturieri” poi.

Sono ricordi di viaggio lungo le rotte veneziane per oriente.

Non una semplice crociera estiva , ma un programma ambizioso  : ”Bisognava ripercorrere  i luoghi di quello che fu il dominio veneziano” . Così inizia il capitolo intitolato Diario di Bordo.

Rotte che molti di noi conoscono , ma vissute da Masiero – decenni fa – con lo spirito e l’occhio dello storico.

Belle e ricche di fascino le foto che accompagnano il testo.

Degno di menzione l’appendice , una via di mezzo tra un glossario ed un testo di navigazione piana.

Già la sola Raxon de marteloio merita un approfondimento.

Impressionanti le velocità medie annotate nei brogliacci del 1480 – viaggio di Felix Faber e Santo Brasca da Giaffa a Venezia : 1.59 – 1.11  ovvero 1.3 nodi di media su 51 giorni di navigazione e 74 di viaggio.

Che dire … No foil, no fly …

Nel libro parla anche e non solo di cartografia , trigonometria, ma anche di vino, di cibi e di passione per il mare.

Merita una citazione  anche l’editore del testo del Masiero : Mare di Carta di Venezia ,ovvero Cristina Giussani combattiva presidente dei librai indipendenti in Confesercenti.

Libraia ed editore di nicchia in un settore , quello delle librerie “del mare” che vede il monopolio delle donne , questo anche a Roma, Milano , per citare i più famosi porti per i bibliofili del settore.

Leggetelo : vi piacerà e vi invoglierà a ripercorrere le rotte descritte .

Sergio Abrami YD

 

3° classificato          

Giulio Stagni

Giulio Stagni è riuscito a sorprendermi dall’inizio alla fine con questo suo libro che racconta e illustra un mondo di barche, yacht club e gentiluomini, di regate in mare o sui laghi. Parla di un mondo della vela popolato di principi e ufficiali, di nobili e ricchi, velisti raffinati che regatano tra di loro per passione e che fanno disegnare le loro imbarcazioni dai più noti progettisti del tempo. Il racconto storico parte del 1.600 con l’esilio di un re inglese in Olanda che, al ritorno in Inghilterra, porta con sé la passione per il navigare. E qui nascono i primi circoli velici e le prime regate che, nei due secoli successivi, diventano un piacevole svago per un numero selezionato di appassionati. Dall’Inghilterra, lo sport della vela si estende alla Scandinavia e al continente, e qui il libro si sofferma con grande attenzione alla sua diffusione in Germania e soprattutto nel Regno degli Asburgo. Un pezzo della storia dello yachting poco nota, che assolutamente non conoscevo. Siamo nell’800 e sono tempi in cui nascono nuove classi di piccole barche, invelate e impegnative. Principi e diplomatici vanno a vela in un’ansa del Vecchio Danubio, dove anche nasce la prima scuola di vela, o regatano sugli specchi d’acqua austriaci facendo spostare le loro barche da un lago all’altro via treno. In Austria e in Ungheria si ha un periodo d’oro della vela, che ha il suo anfiteatro ideale nell’Istria e nella Dalmazia. E Stagni in questo volume ripercorre con competenza, attraverso episodi e disegni, la storia in Italia inedita della nautica e della vela nell’alto Adriatico fino all’inizio del 900. Un racconto interessante, diviso in tanti brevi capitoli che facilitano la lettura e la comprensione del testo. Affiancati da una serie infinita di mirabili disegni ad acquarello che ci permettono di ammirare le barche, i personaggi, i circoli, le sedi e le bandiere. Un lavoro enorme, che permette una lettura a diversi livelli e la rende piacevole ed interessante anche ai più giovani.

Ida Castiglioni

SEZIONE LIBRI “CULTURA DEL MARE” – NARRATIVA

1° classificato          

Alberto Cavanna

Alberto Cavanna ha già vinto una vota il premio Marincovich con il romanzo “Da bosco e da riviera”, un libro straordinario per la trama, i personaggi e la poesia. Il mare e gli uomini che lo solcano sono sempre presenti nella scrittura di Cavanna: dal memorabile “Bacicio do Tin” al poetico e quasi onirico “L’uomo che non contava i giorni” passando dai racconti “Brevi e salati”. Il libro che viene premiato oggi si intitola “La nave delle anime perdute” ed è un racconto pieno di pathos, di amore e di sangue. L’ambiguo capitano Blanco, il giovane e tormentato medico Giovanbattista Parodi, la nave Neptuno, il suo equipaggio e il suo carico di umanità sofferente e schiava sono i protagonisti di una navigazione attraverso le onde e attraverso l’anima. Cavanna ci costringe a leggere pagina dopo pagina, senza poter abbandonare il romanzo, ci fa sentire a bordo e ci sembra di ascoltare gli ordini e i rumori, il vento nel sartiame, le grida di dolore. Dalle sue pagine magistrali sembra uscire l’odore del salmastro misto a quello della sentina e della pelle di centinaia di schiavi africani. “La nave delle anime perdute” è un libro che non si può non leggere.

Massimo Gregori

2° classificato          

Pietro Grossi

“Sono stati scritti molti libri sui rapporti più o meno complicati tra genitori e figli ed il protagonista di questo libro si cimenta in una ulteriore variante, scatenata da una semplice telefonata che poi tanto semplice non è. Un padre esagerato e pieno di genio decide di aggiungere una nuova esperienza alla sua vita di velista, decisamente inusuale visto che vuole andare in Canada a bordo della sua barca Katrina effettuando il leggendario Passaggio a Nord Ovest. Sceglie come compagno di viaggio per una tappa particolarmente impegnativa il figlio Carlo, che lavora a Londra in uno studio di architettura, ha  moglie e due figli e delle navigazioni con suo padre pensava di aver archiviato il ricordo. La telefonata gli giunge da Upernavik, in Groenlandia, la richiesta è talmente eccentrica che Carlo non riesce a dirgli di no e così ad un tratto viene catapultato in acque pericolose, tra i ghiacci, il silenzio e sporadici incontri con gli Inuit che vivono lungo le coste. 

I due si trovano a vivere un’avventura che oltre che di navigazione è soprattutto umana, un corpo a corpo volto anche alla propria salvezza personale, visto che nella solitudine dei ghiacci artici una barca può subire facilmente danni e ripararli con le mani striate come il marmo per il gelo può essere molto difficile. Ma proprio nell’emergenza il rapporto tra padre e figlio ridiventa fortissimo come forse non era in un’infanzia lontana, l’uno deve salvare l’altro oltre che se stesso, e riscoprire di essere reciprocamente essenziali è magistralmente descritto, con raffiche di dialogo scarni, eppure profondi.

In effetti questo libro ha più di una connotazione di eccellenza, perché oltre a raccontare una bella storia, tra paesaggi descritti con una forza tale che sembra di sentire il freddo ed il vento, sembra di vedere il bianco dei ghiacci e le rare case, ordisce anche una tela nuova di sentimenti tra persone che si conoscono benissimo, ma hanno anche nature contrastanti pur essendo padre e figlio. Tra una raffica e l’altra, tra una manovra e una lattina di birra, le loro vite mostrano le loro asperità che poi vengono smussate e anche sorprendenti dialoghi lontani nel tempo acquisiscono un senso che prima non avevano. E uno di quei libri che si legge tutto d’un fiato, senza mai sottrarsi alla tensione che percorre il racconto e che ne è la forza principale.

Elisabetta Strickland

 

3° classificato          

Lorenza Pieri

Può capitare che un libro che sembra presentarsi come minore si riveli poi un grande libro. E’ questo il caso di “Isole minori”. Già nel titolo suggerisce un’idea di marginalità: è un microcosmo ciò di cui si parla, un piccolo mondo che per sua natura sembra destinato a rimanere tagliato fuori dai grandi eventi della Storia.

Avviandosi alla lettura questa impressione si conferma: l’autrice racconta di estati lontane al mare trascorse da ragazzi su una piccola isola. Non succede molto: avventure infantili, primi amori, problemi con genitori e fratelli. L’evento più drammatico per l’isola è l’arrivo al confino di Freda e Ventura, un fatto che tutta l’Italia ha ormai dimenticato e probabilmente già allora aveva ignorato. Lo stile è semplice, colloquiale, volutamente privo di ogni affettazione letteraria. Autobiografia e invenzione sono talmente connessi che al lettore sembra di ascoltare il racconto di una vita realmente vissuta. E questa vita è, come tutte le vite, interessante, ma non più di tante altre.

Solo a poco a poco, quasi impercettibilmente, ci si rende conto che un’apparenza tanto ordinaria cela una sostanza ben più profonda. Emergono, come isole dal mare, temi importanti, che ci riguardano tutti: il passare del tempo, la nostalgia, la maturazione della personalità, l’intrecciarsi delle nostre vite con l’evoluzione della società. Per uno strano gioco del destino accade che l’isola dove non accade mai nulla si ritrova al centro di un evento di risonanza mondiale. Il messaggio che il lettore interiorizza alla fine del libro è che ogni microcosmo, se guardato con attenzione e amore, vale quanto il mondo intero e che di nessun luogo, così come di nessuna persona, di nessuna vita, di nessuna storia si possa dire che sono minori rispetto ad altre. E’ un messaggio bello e importante e all’autrice va il merito di avercelo trasmesso con tanta grazia e discrezione.

Paolo Lodigiani

 

SEZIONE “CULTURA DEL MARE” JUNIOR

1° classificato          

Daniela Maddalena

L’Elogio dell’Acqua, primo di una quadrilogia ispirata agli elementi della natura, sembra un sogno (o è proprio un sogno? non si sa) nel quale i personaggi fantastici irrompono, si inseguono, mutano, e insieme ad essi entra in scena, spregiudicata, l’autrice.

Le continue visioni ne suggeriscono di nuove, le frasi e le parole giocano tra di loro e con il lettore, con incessanti richiami e rimandi ad altre storie.

Le avventure di Erasmo sono il pretesto per un libro insieme un po’ sconcertante, folle e poetico, quasi musicale; né poteva essere altrimenti, visti il nome del giovane protagonista e la biografia di Daniela Maddalena.

Insomma, un’opera non banale che è bello vedere in una collana per ragazzi.

Marco Melloni

 

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA

Cristiano Bettini

Il libro dell’Ammiraglio Cristiano Bettini non è un saggio ma un trattato di geopolitica, di organizzazione militare, “il modello di proiezione romano alla prova d’oltremare raccontato da un marinaio”, (come riportato nell’occhiello in copertina).

Quando il libro ha aderito al Premio mi sono subito resa conto che non avrebbe potuto concorrere alla pari con gli altri, nella sezione dedicata alla saggistica. Ho deciso che avrebbe meritato quel “Premio Speciale” riservato a libri speciali, a prescindere dall’argomento trattato. Ma non l’ho detto agli altri giurati. Ho avuto però la conferma della mia scelta al momento di tirare le somme, una volta ricevute le schede di valutazione: Oltre il fiume Oceano aveva affascinato tutti (o quasi), per la sua precisione e la sua voglia di comunicare un’impresa durata tre secoli, iniziata con Giulio Cesare, proseguita con Claudio e completata da Costanzo Cloro.

Il Fiume Oceano è La Manica, fiume di confine tra il regno dei vivi e quello dei morti e i romani non osavano varcare quel braccio di mare. La logistica fu l’arma vincente per affrontare l’impresa. E come è sempre accaduto nelle campagne militari dell’Impero Romana, le terre scoperte e conquistate hanno dato e ricevuto. Le tracce e l’eredità sono ancora lì a testimoniarlo.

L’esperienza britannica dell’Ammiraglio Bettini quale Addetto Militare presso l’Ambasciata italiana a Londra ha dato lo spunto ad una ricerca meticolosa e la passione per la materia si respira in ogni capitolo. Peccato che la Brexit ci allontani da quella Britannia.

Patrizia Melani Marincovich

 

SEZIONE ARTICOLI “CULTURA DEL MARE”

1° classificato 

MARIO VERONESI con l’articolo “Un mare di rum“, l’affascinante storia della bevanda legata alla conquista del Nuovo Mondo e alla pirateria, pubblicata su Rivista Marittima.

“Quello che ho trovato di straordinario nell’articolo “Un mare di rum” di Mario Veronesi è come l’Autore in poche righe riesca a farci capire come il rum ed il mare abbiano vissuto e forse vivono ancora momenti di grande simbiosi ed a fornirci, attraverso semplici ed efficaci cambi di scena, una miriade di informazioni che non mettono mai in ombra ma anzi esaltano il protagonista della vicenda: il rum.

E’ un racconto molto denso che evoca le origini di questa bevanda che, contrariamente all’immaginario collettivo, non proviene dall’area che poi l’ha resa famosa e cioè i Caraibi, bensì dalla Papua Nuova Guinea. Ma è nel Nuovo Mondo che si sviluppa velocemente e viene, in tutte le sue varietà di distillazione, prontamente utilizzato a favore delle migliori attività umane e cioè “per alleviare le fatiche del lavoro degli schiavi” (la Tafia) o, come il Rumbullion, per “rendere euforico ed incosciente l’ Equipaggio della nave pirata prima di un assalto”, spesso prima di perpetrare le più efferate malvagità. Ed adesso è la pirateria, una delle più antiche manifestazioni umane di cui si conservino tracce, che diventa protagonista con il rum e lo diventa attraverso il richiamo che l’Autore ci fa di alcuni famosi lavori letterari che ci riportano alla mente, atmosfere intriganti e racconti entusiastici di imprese compiute o di tesori da trovare fatti da questi uomini, ed in qualche caso anche donne, singolari e consumati da pinte di rum. Uno su tutti L’Isola del Tesoro di Stevenson con quella famosa ed indecifrabile canzone dei 15 uomini sulla cassa del morto con la bottiglia di rum, che invece Veronesi spoglia del mistero spiegandocene, finalmente, le origini. Ma il battle rhythm dell’articolo non da tregua e ci troviamo, e non poteva essere diversamente visto l’argomento trattato, a bordo delle unità di Sua Maestà britannica dove il mantenimento della disciplina è tassativo ed il rum a bordo può diventare un problema. Ma una soluzione c’è sempre e l’Ammiraglio Edward Vernon non la fece mancare: prima della distribuzione bastava annacquare la bevanda. Ma chissà se era annacquato anche il rum contenuto nella botte che ospitava, dopo la vittoriosa battaglia di Trafalgar, il corpo defunto del grande Ammiraglio Nelson che veniva riportato in Patria? Dovremmo chiederlo a quei “marinai che avevano praticato un foro sul fondo della botte e bevuto tutto il rum, ignari o incuranti del fatto che all’interno giaceva il corpo dell’Ammiraglio”. L’articolo da molte altre interessanti informazioni anche con colpo di scena finale sulla località che ha prodotto e produce ancora, a detta di molti, il rum migliore cioè la città di Friburgo in Germania. Ritengo l’articolo veramente piacevole, ricco di informazioni ed è per questo che plaudo a Veronesi perché attraverso una sintetica storia del rum fa rivivere un pezzo di Storia importante ed emozionante della marineria velica ed a me ha ridato quella capacità di sognare ed immaginare tipica delle letture dell’infanzia e che spesso, come dice, nel Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupery gli adulti perdono riuscendo a vedere, nel disegno di un boa che ha ingoiato un elefante, solo un semplice cappello.

Roberto Camerini

SEZIONE ARTICOLI “NAVIGAZIONE”

1° classificato

CORRADINO CORBO’ con l’articolo “Capitan Repetto alle Hawaii“, pubblicato su Nautica on line.

“Capitan Repetto alle Hawaii è il racconto di una grande impresa di mare, l’impresa di un comandante Camogliese che portò il primo bastimento italiano dall’altra parte del mondo, alle Hawaii appunto. Una grande impresa di mare dell’epoca eroica della vela ma sconosciuta ai più.

L’autore di questo racconto, Corradino Corbò, è un nome che i lettori di Nautica conoscono molto bene per la competenza con cui analizza pregi e difetti di barche, nuove e vecchie, oppure per la chiarezza con cui spiega i segreti ed i trucchi della navigazione.

Con Capitan Repetto alle Hawaii, invece, Corbò ci sorprende con una narrazione diversa, una narrazione in cui gli aspetti tecnici passano in secondo piano per dare spazio alle emozioni ed alle paure di chi andava per mare affrontando l’ignoto, ai sentimenti di chi, a terra, aspettava anni per riabbracciare il proprio compagno aggrappandosi alle speranze portate da notizie che passavano di bocca in bocca e di nave in nave, dei figli che diventavano grandi nell’attesa di rivedere un papà che speravano li riconoscesse. Sono questi gli uomini e le donne che hanno reso eroica la navigazione a vela del 700 e dell’800, gente di mare fatta di sentimenti ed emozioni normali. E Corbò ha saputo tratteggiare con garbo e delicatezza questa umana normalità.

Andrea Mancini